Lunedì, 19 novembre 2012

I RAPPORTI TRA NIDO E FAMIGLIA:
alla ricerca di una collaborazione e continuità

Il rapporto e la comunicazione con le famiglie sono un aspetto cruciale e delicato della vita e dell’organizzazione del nido. Nel corso del trentennio successivo alla loro istituzione i nidi hanno subito una forte evoluzione, trasformandosi da servizi di cura e custodia con funzione socio-assistenziale a servizi socio-educativi.

Parallelamente a questo complesso percorso evolutivo, sono andati modificandosi anche i rapporti tra i nidi e le famiglie dei bambini che li frequentano. Mentre in origine tali strutture rispondevano prevalentemente (se non esclusivamente) alle esigenze lavorative dei genitori, oggi rappresentano dei contesti educativi “al servizio” dello sviluppo e del benessere del bambino. Dedicare attenzione ai processi di crescita e di sviluppo dei bambini, sul piano cognitivo come sul piano socio-affettivo e relazionale non significa, tuttavia, escludere le rispettive famiglie dalla vita di questo servizio. Al contrario, in quanto contesto socio-educativo rivolto alla prima infanzia, il nido rappresenta un’importante risorsa tanto per i bambini e gli educatori quanto per i genitori, anch’essi coinvolti nello svolgersi della vita quotidiana del servizio, seppure per un tempo più limitato.

Ma in che modo il nido può coinvolgere la famiglia?

Una delle esigenze fondamentali del bambino, a cui il nido deve impegnarsi a dare una risposta coerente ed efficace, è il vissuto di una certa continuità ed omogeneità tra l’esperienza familiare e quella educativa. Le ore che i bambini trascorrono all’interno del nido sono spesso numerose e, anche una volta che l’inserimento è avvenuto in maniera stabile e “sicura” (superando le ansie da separazione di piccoli e grandi), è importante che riescano a sperimentare una certa continuità tra ciò che vivono in famiglia e le esperienze che fanno all’interno del nido.

Dal punto di vista pratico e concreto, il nido deve curare con molta attenzione i rapporti con la famiglia, prima ancora dell’inserimento del bambino. E’ importante, ad esempio, raccogliere in maniera accurata tutte quelle informazioni su quest’ultimo e sul suo contesto di vita familiare che possono essere utili per creare e mantenere un buon grado di continuità, oltre che per realizzare un programma educativo che sia sufficientemente individualizzato.

deleghe-assembleaSalvareAccanto alle informazioni di carattere quotidiano, l’educatore deve interessarsi anche agli aspetti sociali e relazionali della vita del bambino, nonché alle abilità cognitive e linguistiche da questi raggiunte e manifestate. Esistono in letteratura alcuni modelli di colloquio tra educatore e genitori, relativi a diversi momenti e diverse fasi della vita del bambino all’interno del nido. Si vedano, ad esempio Borghi, Guerra (1992), che propongono alcune tracce di colloquio con la famiglia rispetto a varie tematiche. Tuttavia, è preferibile evitare l’uso di questionari e di colloqui troppo strutturati, e privilegiare la fluidità della comunicazione al fine di ridurre l’eventuale vissuto del genitore di essere sottoposto a valutazione o giudizio. Per quanto riguarda i momenti di incontro e di scambio tra educatori e genitori, sarebbe importante prevedere periodicamente, accanto agli incontri di carattere formale che fanno parte dell’organizzazione del servizio, anche la possibilità di incontri informali che coinvolgano la famiglia sul piano educativo e la tengano informata su ciò che accade nel nido. Le comunicazioni scritte, le bacheche e gli incontri occasionali sono importanti, ma non possono essere sufficienti al fine di creare un clima di collaborazione e partecipazione. E’ importante, inoltre, che il genitore possa avanzare in qualunque momento una richiesta di colloquio individuale con gli educatori, così da poter parlare in maniera più approfondita del proprio bambino, possibilmente in una situazione accogliente e rilassata (Manzardo, 2005). L’instaurarsi di un rapporto di circolarità reciproca tra nido e famiglia è alla base del benessere e della crescita individuale di tutte le figure coinvolte, a partire dal bambino per arrivare al genitore, passando per l’educatore. Sono diversi i modi e i momenti in cui il nido può coinvolgere i familiari e renderli partecipi di ciò che accade al suo interno. L’organizzazione degli spazi rappresenta un esempio significativo dell’importanza della partecipazione dei genitori alla vita del nido. Da una parte, il servizio può riservare loro uno spazio accogliente in cui possano trascorrere un po’ di tempo con i bambini e con gli altri genitori (la possibilità di incontrare e di confrontarsi con gli altri genitori è un’opportunità da non sottovalutare); dall’altra la programmazione educativa può prevedere la loro attiva collaborazione, in maniera strutturata e sistematica e non semplicemente occasionale. La famiglia, ad esempio, può avere un ruolo importante nel reperimento di una parte dei materiali che i bambini usano al nido.

Dottoressa Petra Visentin